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Come si divide l'equity tra cofounder

10 min di letturaAggiornato il

Guglielmo VaccaroFounder, Ciao Builders

Tra cofounder l'equity si divide di solito in parti uguali, o quasi uguali. Il modo per renderla giusta nel tempo è il vesting, non una percentuale perfetta al primo giorno. È il consiglio di Y Combinator, e vale anche in Italia, con gli strumenti del diritto italiano.

La conversazione sulle quote è quella che tutti rimandano. Ed è la più cara da fare tardi. Perché farla adesso?

Non è una consulenza legale. Prima di firmare, fai controllare tutto da un notaio, un avvocato o un commercialista.

Un cerchio diviso in due metà, una verde e una grigia, accanto a una barra di quattro anni con il primo anno pieno e i mesi successivi che si riempiono uno alla volta

Perché la divisione delle quote conta così tanto?

Perché è difficile da cambiare. Una volta scritta nell'atto costitutivo, modificarla vuol dire convincere chi perde quote. E di solito succede nel momento peggiore: quando uno dei soci sta per uscire.

Conta anche fuori dal team. Michael Seibel, a lungo partner di Y Combinator, scrive che gli investitori guardano la divisione delle quote come un segnale di quanto il CEO stimi i suoi soci. Se non valorizzi i tuoi cofounder, non lo farà nessun altro.

Se il socio non l'hai ancora trovato, parti da dove trovare un cofounder in Italia.

Come dividono le quote le altre startup?

Meno della metà delle startup con due fondatori divide in parti uguali, almeno negli Stati Uniti. Più fondatori ci sono, più la divisione uguale diventa rara.

  • 42 per cento2 fondatori
  • 19 per cento3 fondatori
  • 9 per cento4 fondatori
Quota di startup americane che hanno diviso le quote in parti uguali tra i fondatori, per numero di fondatori. Aziende fondate tra il 2019 e il 2022.Fonte: Peter Walker, Carta, dati su 8.509 startup, novembre 2023

Nelle stesse aziende, la divisione mediana tra due fondatori era 55 e 45. Tra tre, 47, 33 e 20. Non c'è una regola universale. Ci sono abitudini, e la più consigliata è quella uguale.

1. Parti da una divisione uguale

Alla fine di questo passo avete un punto di partenza che nessuno deve difendere.

Seibel lo spiega con tre motivi. Il primo è il tempo: un'azienda di valore si costruisce in sette-dieci anni, e quello che avete fatto nel primo anno non giustifica quote molto diverse per gli altri nove. Il secondo è la motivazione: quasi tutte le startup falliscono, e più un fondatore è motivato, più aumentano le probabilità di farcela. Il terzo è l'esecuzione: le startup contano per quello che fai, non per chi ha avuto l'idea.

Quindi "l'idea è mia" non è un motivo per avere il 70%. L'idea vale poco finché qualcuno non la costruisce.

Come capisci che hai finito: avete una divisione uguale sul tavolo, e nessuno dei due la vive come un regalo.

2. Cerca un motivo vero per non farla

Alla fine di questo passo sapete se c'è una differenza reale tra voi, e quanto pesa.

Ci sono casi in cui una divisione diversa ha senso:

  • Uno lavora a tempo pieno, l'altro no. Chi resta part-time per mesi sta rischiando meno.
  • Uno ha già lavorato un anno da solo, con utenti o ricavi veri. Non un'idea: un prodotto.
  • Uno entra più tardi, quando la società ha già un valore.

I soldi messi all'inizio sono un caso a parte. Spesso conviene trattarli come un finanziamento dei soci, separato dalle quote, invece di spostare la divisione. Chiedi al commercialista come farlo nel tuo caso.

Come capisci che hai finito: se la divisione non è uguale, sapete dire il motivo in una frase, e il socio con meno quote è d'accordo.

In 21BJ eravamo in tre, e all'inizio avevamo diviso le quote in modo non uguale. Avevamo dato peso a cose che, col senno di poi, non ne avevano. Ha creato malintesi, e alla fine siamo tornati a una divisione uguale. Nel nostro caso era la scelta giusta fin dall'inizio.

3. Decidi presto, ma non il primo giorno

Alla fine di questo passo avete deciso dopo aver lavorato insieme qualche settimana, non prima.

La maggior parte dei team decide subito. Noam Wasserman, professore che ha studiato i team di fondatori per anni, ha trovato che il 73% decide la divisione nel primo mese. Spesso in parti uguali, per evitare la discussione.

Il problema non è la divisione uguale. È decidere senza sapere come lavorate insieme. In uno studio su 1.476 fondatori di 511 startup, Wasserman e Thomas Hellmann hanno trovato che le divisioni uguali sono legate a valutazioni più basse al primo round, soprattutto quando sono state decise in fretta.

Qualche settimana di lavoro vero, su un obiettivo preciso come le interviste del metodo lean startup, ti dice più di qualsiasi conversazione.

Come capisci che hai finito: avete fatto almeno un pezzo di lavoro insieme, e la divisione l'avete decisa dopo.

Altri founder ci sono già passati

Nella community si parla anche di quote, soci e accordi, con chi li ha appena firmati. Entri gratis.

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4. Metti il vesting

Alla fine di questo passo, se uno di voi esce, sapete già cosa succede alle sue quote.

Il vesting fa maturare le quote di un fondatore un po' alla volta, mentre lavora. Lo standard che consiglia Y Combinator è di quattro anni con un cliff di un anno: chi esce prima di dodici mesi non ha niente, al dodicesimo mese matura il 25%, poi il resto mese per mese.

In Italia il vesting americano non esiste così com'è. Lo studio legale Orrick spiega che si ottiene un effetto simile con le clausole di leaver: se un socio esce, la società o gli altri soci hanno il diritto di ricomprare le sue quote. Il prezzo dipende da come esce.

CasoCosa vuol direPrezzo tipico di riacquisto
Bad leaveresce in uno dei casi che l'accordo considera negativivalore nominale
Good leaveresce in uno dei casi che l'accordo considera accettabilivalore di mercato, a volte scontato
Durataperiodo in cui valgono le clausoleda 3 a 5 anni, secondo Orrick

Come capisci che hai finito: sapete rispondere a questa domanda: "se tra otto mesi uno di noi molla, quante quote si tiene?".

5. Scrivilo nei documenti giusti

Alla fine di questo passo l'accordo non è più a voce.

In una SRL i documenti sono due. Il primo è l'atto costitutivo, cioè lo statuto della società. Di norma le quote sono proporzionali a quanto ciascuno ha conferito, ma l'articolo 2468 del codice civile permette di dare a singoli soci diritti particolari sull'amministrazione o sugli utili.

Il secondo sono i patti parasociali, un contratto privato tra i soci. Lì vanno le clausole di leaver, gli accordi su chi decide cosa e cosa succede se non siete d'accordo. Nelle SpA durano al massimo cinque anni. Nelle SRL, secondo l'opinione prevalente, quel limite non si applica.

Se la SRL è una PMI, come ogni startup innovativa, puoi fare di più. L'articolo 26 del decreto 179 del 2012 permette di creare categorie di quote con diritti diversi, anche con voto non proporzionale.

Come capisci che hai finito: divisione, vesting e clausole di leaver sono scritti e firmati. Il notaio o l'avvocato ha visto tutto.

6. Lascia spazio a chi arriva dopo

Alla fine di questo passo sapete come darete quote ai primi collaboratori, senza riscrivere tutto.

Il primo sviluppatore o il primo commerciale spesso vuole una parte della società. Se la società è una startup innovativa, l'articolo 27 del decreto 179 del 2012 prevede due strumenti con vantaggi fiscali:

  • Stock option. Le quote assegnate ad amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi non concorrono al reddito imponibile, né ai fini fiscali né contributivi. La condizione è che la società non le ricompri.
  • Work for equity. Chi lavora per la startup in cambio di quote, invece che di un compenso, non paga tasse sul valore di quelle quote quando le riceve.

Molti team tengono da parte una quota per questo fin dall'inizio, invece di ridurre i soci dopo.

Come capisci che hai finito: sapete quante quote potete dare ai primi collaboratori, e con quale strumento.

Esiste un'alternativa alla divisione fissa?

Sì, la divisione dinamica. Il modello più noto si chiama Slicing Pie: le quote si calcolano in base a quello che ciascuno mette, tra tempo, soldi, idee e contatti, e si aggiustano man mano.

È più giusta sulla carta e più complicata nella pratica, perché richiede di tenere conto di tutto. Ha senso nei primi mesi, quando non sapete ancora chi resterà. Quando costituite la società, però, le quote vanno scritte nell'atto: la divisione dinamica resta un accordo tra voi, da tradurre in documenti.

Quali errori fanno quasi tutti?

L'errore più comune è dividere a voce: "50 e 50, poi vediamo". È la conversazione più facile da rimandare e la più costosa da fare dopo.

Dare più quote a chi ha avuto l'idea. Un'idea senza nessuno che la costruisca vale poco. Le quote pagano i prossimi anni.

Nessun vesting. Se un socio esce dopo tre mesi, si tiene metà della società per sempre.

Nessun modo per decidere in caso di stallo. Con il 50 e 50 nessuno ha la maggioranza. Decidete prima chi ha l'ultima parola su cosa.

Copiare un accordo americano. Vesting, cliff e stock option funzionano in modo diverso in Italia. Serve qualcuno che conosca il diritto italiano.

Da dove ripartire

Se state per aprire la società, i costi e i passi sono in come creare una startup. E se vi manca ancora un socio con le competenze giuste, ecco la mappa delle community per founder.

Fonti

Consultate il 7 ottobre 2026.

Domande frequenti

Spesso sì. Y Combinator consiglia una divisione uguale o quasi uguale tra cofounder, perché un'azienda si costruisce in sette-dieci anni e le differenze del primo anno contano poco. Il 50 e 50 diventa un problema solo senza vesting e senza un modo per decidere quando non siete d'accordo.

È un meccanismo per cui le quote di un fondatore diventano davvero sue un po' alla volta, mentre lavora alla società. Lo standard americano è quattro anni con un cliff di un anno: se esci prima di dodici mesi non hai niente, poi maturi il resto mese per mese.

Non nella forma americana. In Italia si ottiene un effetto simile con le clausole di good leaver e bad leaver, scritte nei patti parasociali: se un socio esce, la società o gli altri soci possono ricomprare le sue quote a un prezzo stabilito prima. Fatti seguire da un notaio o da un avvocato.

Dipende da cosa avete scritto. Senza accordi, si tiene le sue quote anche se smette di lavorare. Con le clausole di leaver, le quote non maturate si possono ricomprare: al valore nominale se esce male, a un valore di mercato se esce bene.

Non per forza. I soldi messi all'inizio si possono trattare a parte, per esempio come finanziamento dei soci, invece di cambiare la divisione delle quote. Le quote premiano soprattutto il lavoro dei prossimi anni. Come farlo nel tuo caso, chiedilo a un commercialista.
  • equity
  • cofounder
  • quote soci
  • vesting

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