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Cos'è il vibecoding, e cosa ci puoi costruire davvero

8 min di letturaAggiornato il

Guglielmo VaccaroFounder, Ciao Builders

Il vibecoding è un modo di costruire software in cui descrivi a un'intelligenza artificiale cosa vuoi, accetti il codice che scrive e guardi solo se il risultato funziona. Il codice non lo leggi. Funziona bene per prototipi e strumenti interni, molto meno per prodotti che gestiscono dati o soldi.

Il termine ha meno di due anni. Eppure nel 2025 era già la parola dell'anno per il Collins Dictionary. Cosa c'è di vero, e cosa è solo entusiasmo?

Un fumetto con tre righe di testo a sinistra e una finestra di un'app a destra, collegati da una scia di punti verdi

Cos'è il vibecoding?

Il vibecoding è la programmazione fatta da un modello di intelligenza artificiale a partire da istruzioni in linguaggio naturale, affidandosi alle proprie sensazioni più che al codice. È, quasi parola per parola, la definizione che ne dà Treccani tra i neologismi.

Il termine l'ha coniato Andrej Karpathy, tra i fondatori di OpenAI ed ex responsabile dell'AI di Tesla, in un post su X all'inizio di febbraio 2025. Descriveva un nuovo modo di programmare in cui "ti abbandoni alle vibrazioni" e dimentichi che il codice esiste. Lui accettava tutte le modifiche senza leggerle. E aggiungeva che andava bene per progetti da weekend, da buttare.

Il resto è successo in fretta. A novembre 2025 il Collins Dictionary ha scelto "vibe coding" come parola dell'anno.

Vibecoding e programmare con l'AI sono la stessa cosa?

No. La differenza sta in una domanda: leggi il codice che l'AI scrive? Se non lo leggi e guardi solo se l'app funziona, è vibecoding. Se lo leggi, lo testi e lo capisci, è programmazione assistita dall'AI.

La distinzione l'ha proposta Simon Willison, sviluppatore e tra i creatori del framework Django, nel marzo 2025. Il titolo del suo post la dice tutta: non tutta la programmazione assistita dall'AI è vibecoding.

Conta perché i due approcci hanno rischi diversi. Lo stesso strumento, che sia Claude Code o Cursor, si può usare nei due modi. Quello che cambia è quanto ti fidi senza controllare.

Cosa puoi costruire davvero con il vibecoding?

Puoi costruire tutto quello che, se si rompe, non fa danni: prototipi, MVP da far provare a dieci persone, strumenti interni, landing page, automazioni per te. Diventa rischioso quando il prodotto tocca dati personali, pagamenti o qualcosa che deve restare online per mesi.

Una regola pratica per decidere:

Cosa vuoi costruireVibecoding puroCon revisione del codice
Prototipo da mostrareva benenon serve
Landing page con lista d'attesava benenon serve
Strumento interno, solo per teva beneconsigliata
MVP con i primi utentirischiosonecessaria
App con login e dati personalida evitarenecessaria
App con pagamentida evitarenecessaria

È lo stesso confine del metodo lean startup: per verificare un'idea serve qualcosa di piccolo e veloce, e il vibecoding è perfetto per questo. Quando l'idea regge, il prodotto va costruito con più cura.

Molti micro SaaS nascono così: una prima versione in un weekend, poi una riscrittura quando arrivano i clienti paganti.

Come si scrive una buona richiesta?

Una buona richiesta descrive il risultato, i limiti e come verificarlo, non il codice. Più è precisa, meno l'AI inventa. E una richiesta per volta: una funzione, provata, poi la prossima.

Richiesta a uno strumento di vibecoding

Crea una pagina dove un commercialista carica un link e il cliente ci trascina i documenti.1 Solo PDF e immagini, massimo 10 MB a file. Niente login per il cliente.2 Usa Next.js e salva i file su Supabase.3 Alla fine dimmi come provarla in locale.4

  1. 01Il risultato, dal punto di vista di chi lo usa
  2. 02I limiti, detti prima
  3. 03Lo stack, se lo hai già scelto
  4. 04Come verificare che funziona
Una richiesta che funziona. Il progetto è inventato, la struttura no.

L'errore più comune è chiedere tutto insieme: "fammi un'app come Notion". Il modello produce qualcosa che sembra funzionare, ma nessuno sa cosa c'è dentro.

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Quali strumenti si usano per il vibecoding?

Gli strumenti si dividono in due famiglie. I generatori di app partono da una descrizione e restituiscono un'app pronta: sono pensati per chi non programma. Gli assistenti per sviluppatori lavorano dentro un progetto di codice: chiedono di saper leggere quello che fanno.

StrumentoCos'èPer chiPiano gratuitoPrimo piano a pagamento
Lovablegenera app da una descrizionechi non programmasì, con crediti giornalieriprezzo sul sito
Bolt.newgenera app nel browserchi non programmasì, con limite di token25 $ al mese
v0genera interfacce e app, di Vercelchi non programmasì, 7 messaggi al giorno30 $ al mese
Replitambiente di sviluppo online con agenteentrambinon chiaro20 $ al mese
Cursoreditor di codice con AIsviluppatorisì20 $ al mese
Claude Codeagente di Anthropic nel terminalesviluppatorinoincluso in Claude Pro, da 17 $ al mese

Prezzi controllati il 7 ottobre 2026 sulle pagine ufficiali. Cambiano spesso.

Il mercato cresce in fretta. Secondo Lovable, a luglio 2025 i suoi ricavi annuali ricorrenti avevano superato i 100 milioni di dollari, otto mesi dopo il primo milione. A novembre 2025, ha detto il CEO Anton Osika, erano 200 milioni.

Il vibecoding funziona davvero?

Funziona, ma meno di quanto sembri a chi lo usa. I dati migliori mostrano due cose insieme: tante startup costruiscono così, e chi programma da anni non sempre va più veloce.

Le startup lo usano. A marzo 2025 Jared Friedman, partner di Y Combinator, ha raccontato che per circa un quarto delle startup del batch invernale il 95% del codice era scritto dall'AI. E ha precisato che erano tutti founder molto tecnici, capaci di scriverlo da soli.

Ma la velocità percepita inganna. A luglio 2025 METR, un'organizzazione di ricerca sull'AI, ha fatto un esperimento controllato con 16 sviluppatori open source esperti, sui loro progetti. Con gli strumenti AI ci hanno messo il 19% di tempo in più. Prima pensavano di risparmiarne il 24%. Dopo erano ancora convinti di aver risparmiato il 20%.

Lo studio misura un caso preciso: sviluppatori esperti su progetti grandi che conoscono bene. Su un progetto nuovo e piccolo il quadro può cambiare, ma lo studio non lo dice. Quello che dice è che la sensazione di andare veloci non basta come misura.

Quali sono i rischi del vibecoding?

Il rischio principale è mettere online codice che nessuno ha letto. I problemi più frequenti sono di sicurezza: dati esposti, chiavi segrete nel codice, controlli di accesso mancanti.

Nel luglio 2025 Veracode ha testato oltre 100 modelli linguistici su 80 compiti di programmazione. Quando c'era da scegliere tra un modo sicuro e uno insicuro di scrivere il codice, i modelli hanno scelto quello insicuro nel 45% dei casi.

E poi ci sono gli incidenti. Nel luglio 2025 l'agente di Replit ha cancellato il database di produzione di SaaStr, una community per founder, durante un blocco delle modifiche. Il CEO di Replit lo ha definito "inaccettabile" e ha introdotto la separazione tra database di sviluppo e di produzione.

Quali errori fanno quasi tutti?

L'errore più comune è trattare un prototipo come un prodotto. Il vibecoding ti porta a qualcosa che funziona in un pomeriggio. Ma "funziona sul mio computer" non vuol dire "regge mille utenti".

Mettere le chiavi segrete nel codice. Chiavi di API e password vanno nelle variabili d'ambiente, mai nel codice che finisce online.

Non usare il controllo di versione. Senza Git, una richiesta sbagliata può rompere tutto quello che funzionava prima.

Chiedere tutto in una richiesta. Un passo alla volta, provato, è più lento solo all'inizio.

Lanciare senza una revisione. Prima del lancio, fai leggere il codice a qualcuno che sa programmare, almeno login e pagamenti. Se ti manca quella persona, ecco come trovare un cofounder tecnico.

Da dove ripartire

Se hai un'idea e vuoi provarla, il vibecoding è il modo più veloce per avere qualcosa da mostrare. Parti dai passi di come creare una startup, e usa l'AI per la prima versione.

Fonti

Consultate il 7 ottobre 2026.

Domande frequenti

È programmare descrivendo a un'intelligenza artificiale cosa vuoi, in linguaggio naturale, e accettando il codice che produce senza leggerlo riga per riga. Il termine l'ha coniato Andrej Karpathy all'inizio di febbraio 2025. Treccani lo ha registrato tra i neologismi.

Per un prototipo no: strumenti come Lovable, Bolt o v0 partono da una descrizione e restituiscono un'app. Per mettere online qualcosa che gestisce dati o pagamenti sì, o serve qualcuno che sappia leggere il codice. Il vibecoding sposta il lavoro dalla scrittura alla revisione.

Si può iniziare gratis: Cursor, Lovable, Bolt e v0 hanno un piano gratuito con limiti giornalieri. I piani a pagamento partono da circa 20 dollari al mese. Claude Code è incluso nei piani a pagamento di Claude, da 17 dollari al mese con pagamento annuale.

Dipende da come lo usi. Se accetti tutte le modifiche senza guardarle, sì. Se leggi, testi e capisci quello che scrive, è programmazione assistita dall'AI. È la distinzione proposta da Simon Willison nel marzo 2025, e vale per qualsiasi strumento.

Non da solo. Nel luglio 2025 Veracode ha testato oltre 100 modelli linguistici su 80 compiti di programmazione: nel 45% dei casi hanno scelto l'opzione insicura. Prima di mettere online, il codice va controllato, soprattutto su login, dati personali e pagamenti.
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